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Patologie ortopediche e trattamenti chirurgici

  • Ernia del disco

    La microdiscectomia lombare è l’operazione più comunemente effettuata per i sintomi lombari. L’ernia del disco lombare rappresenta solo il 5% di tutti i problemi di lombalgia, ma è la causa più comune di dolore irradiato agli arti inferiori. L’evidenza scientifica suggerisce che la microdiscectomia offra un beneficio clinico efficace in pazienti accuratamente selezionati. Al follow-up a breve termine, esistono forti evidenze a favore della chirurgia rispetto al trattamento conservativo. Recenti ricerche hanno sottolineato che il trattamento chirurgico può essere efficace anche in forme sciatalgiche croniche. La procedura chirurgica può essere effettuata con varie tecniche più o meno invasive. Possono richiedere utilizzo di occhialini chirurgici, microscopio operatorio o endoscopi per che aiutano a migliorare la visualizzazione delle strutture nervose e ridurre l’invasività della procedura. In generale, la procedura chirurgica è accettata con facilità dai pazienti ed in circa 2 settimane si ritorna alle normali attività quotidiane, nella grande maggioranza dei casi.

  • Coxartrosi

    La protesi totale dell’anca è tra gli interventi chirurgici elettivi di maggior successo; ha permesso drastici miglioramenti nella funzione e nella qualità della vita di milioni di pazienti. È indicata nei casi di artrosi avanzata, di necrosi avascolare della testa del femore, nelle deformità da displasia dell’anca e da artrite reumatoide. Indicazioni specifiche per la protesi d’anca variano in base alla preferenza del chirurgo ed alle caratteristiche dalla malattia e del paziente.  Ad oggi, le procedure mininvasive sono sempre più utilizzate rispetto a quelle convenzionali, anche se non applicabili in tutti i casi. L’indicazione per la valutazione da un chirurgo ortopedico dovrebbe essere effettuata in seguito ad un significativo declino della qualità della vita. I tratti distintivi delle fasi acute includono un significativo dolore articolare, gonfiore e deformità, che alterano la normale qualità della vita.

  • Chirurgia delle deformità vertebrali

    Scoliosi

    La scoliosi è una deformità complessa e tridimensionale della colonna vertebrale. La procedura di fusione spinale posteriore viene comunemente eseguita nei casi più gravi per evitare le sequele associate a deformità spinali progressive. Gli obiettivi della fusione spinale comprendono l’arresto della progressione della deformità, l’ottimizzazione dell’equilibrio spinale e la riduzione al minimo delle complicanze della storia naturale della malattia. I recenti progressi nella fissazione spinale a segmento corto hanno consentito una migliore correzione della deformità tridimensionale. La pianificazione preoperatoria e la valutazione della flessibilità spinale sono essenziali per la correzione della deformità e l’ottimizzazione dei risultati a lungo termine. Sebbene siano state descritte più tecniche di riduzione, nessuna singola tecnica è ottimale per tutti i pazienti. L’indicazione chirurgica è secondaria alla corretta diagnosi è subordinata alla presenza di una significativa deformità o di una grave disabilità dei pazienti.

    Spondilolistesi

    Il trattamento chirurgico è indicato quando qualsiasi tipo di spondilolistesi è accompagnato da un deficit neurologico. Anche il mal di schiena persistente invalidante dopo una gestione conservativa può essere considerato un’indicazione. In pazienti con spondilolistesi di alto grado, il trattamento chirurgico con riduzione della deformità seguito da artrodesi (fusione di due o più vertebre) può essere più vantaggioso dell’artrodesi in situ a causa dell’aumentato rischio di sindromi giunzionali. Ogni volta che si opera una deformità vertebrale bisogna fare i conti con le possibili complicanze di natura neurologica o di fallimento meccanico dell’impianto. La chirurgia di questo tipo di deformità è molto complessa e può essere effettuata, in sicurezza, solo in centri ultra-specialistici.

  • Vertebroplastica e cifoplastica

    Le fratture vertebrali sono una delle principali complicanze che si possano verificare in un paziente osteoporotico. La vertebroplastica e la cifoplastica hanno come principali indicazioni il trattamento di fratture in fase acuta o dolorosa persistente. Gli obiettivi del trattamento sono la riduzione del dolore e la riduzione, o correzione, delle deformità vertebrali. Le tecniche di “Vertebral Body Augmentation” come la vertebroplastica, cifoplastica e le loro varianti sono tecniche mini-invasive che offrono risultati promettenti soprattutto per le popolazioni di pazienti anziani. Le fratture che possono essere trattare con le tecniche di “Vertebral Body Augmentation”, sono generalmente le fratture caratterizzate dal fatto di essere stabili e con integrità del muro vertebrale posteriore, oppure fratture refrattarie alla terapia conservativa.

    Con la semplice iniezione di cemento, PMMA, all’interno della vertebra collassata, le tecniche di “vertebral body augmentation” hanno l’obiettivo di stabilizzare un sistema che è destinato ad evolvere in un quadro deformante sempre maggiore. Il vantaggio di tali tecniche derivava dal fatto che in un solo colpo si riesce ad ottenere sia la stabilizzazione del danno vertebrale sia la risoluzione della sintomatologia. Un ulteriore passo avanti fu fatto con la cifoplastica, nata in un secondo momento, in quanto si decise che oltre a stabilizzare la lesione e migliorare il quadro sintomatologico si poteva fare di più, cioè fare in modo di ripristinare la conformazione anatomica di partenza. Il tutto può essere fatto aggiungendo un tempo chirurgico prima dell’iniezione del cemento. Bisogna creare una piccola cavità all’interno delle vertebre attraverso l’utilizzo di palloncino gonfiato con mezzo di contrasto che con la sua pressione è in grado di riuscire, soprattutto nelle fratture recenti, a risollevare l’altezza della vertebra collassata. Un limite di tale tecnica riguarda il momento in cui questa tecnica deve essere eseguita. Deve essere effettuata nelle fasi acute della malattia. La sclerosi di una frattura vertebrale “vecchia” renderebbe impossibile l’espansione del palloncino per l’elevata pressione. 

    Le tecniche di “Vertebral Body Augmentation”, hanno ormai trovato una loro precisa collocazione nel trattamento delle fratture vertebrali da fragilità. In genere si assiste alla scomparsa del dolore a due giorni dall’intervento nel 60 % dei casi. Entrambe le tecniche sono efficaci per ottenere un immediato e duraturo controllo del dolore. La vertebroplastica risulta sufficientemente sicura nelle fratture importanti in cui non c’è da aspettarsi un recupero significativo dell’altezza vertebrale. La cifoplastica va riservata a quei casi diagnosticati precocemente, o in evoluzione, in cui l’applicazione del palloncino può, con maggiore probabilità, portare ad una riduzione dello schiacciamento. In conclusione, il chirurgo vertebrale che si occupa di queste patologie deve aver padronanza sia della vertebroplastica che della cifoplastica, conoscerne i limiti e le possibili complicanze per poter affrontare tutte le situazioni cliniche e chirurgiche per effettuare al meglio l’applicazione di tali tecniche.